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Gli impianti della Paganella sono ormai tutti aperti, e con essi buona parte delle piste grazie ai cannoni; le altre seguiranno a breve. Ma sulle cime è caduta poca neve, giusto un velo che tinge di bianco le guglie, e il richiamo delle montagne, soprattutto quando le hai ovunque nel tuo campo visivo, è sempre forte.
 
 

Dev’essere un sentimento condiviso, e infatti due giorni fa mi arriva un messaggio: alba sul brenta. Sono subito della partita. Poco importa se la partenza è fissata per le 4 e 30, dormirò domani. Parte il giro di chiamate, si fa la conta dei partecipanti, si infila nello zaino un pezzo di pane homemade e uno di formaggio, la thermos col thè caldo iperzuccherato e la macchina fotografica.

 
 
Alla partenza ci troviamo in cinque, cui si aggiunge il mio cane che per buona misura si era sdraiata sul mio zaino per la notte. “Non partirai senza di me”. In macchina saliamo fino al rifugio La montanara, e da lì cominciamo la nostra lenta ascesa. Del resto, non posso dire di essere del tutto sveglio, così come i miei compagni di avventura.
 
 
Nel giro di un’ ora, dopo 300 metri di dislivello a zig-zag nel bosco, raggiungiamo il primo traguardo del nostro percorso al Palon de Tovre. Siamo a 1811 metri di altezza, e ci godiamo una vista spettacolare sulla cima Piz Galin illuminata dalla luna piena. facciamo una sosta e consumiamo metà della cioccolata a disposizione del gruppo.
 
 
Un’ altra ora di cammino, e adesso sono quasi le sette, ma siamo quasi a destinazione. 50 metri sopra di noi, Cima Sophia coi suoi 2300 metri. Dietro di noi questo panorama:
 
 

Lella ci ricorda che dobbiamo proseguire in su. Grazie Lella.

 
 
Facciamo una sosta, visto che siamo leggermente in anticipo, e poi percorriamo gli ultimi metri sulla neve, con giusto un filo di attenzione in più. Cadere qui, con uno strapiombo a lato di cui non mi fermo a calcolare la profondità, potrebbe risultare fatale e oltremodo imbarazzante. Appoggiati alla croce che porta il nome della cima, ci sediamo a guardare il gruppo di Brenta davanti a noi, illuminato dai colori dell’alba in arrivo e della notte che sta finendo.
 
 

 
 
Saziato lo sguardo, in tre scendiamo verso Passo Lasteri. Filippo, ispiratore di questa nostra escursione notturna, ha calcolato che da lì dovremmo riuscire a vedere la luna calante adagiarsi esattamente nel mezzo della Bocca di Tuckett. I primi raggi del sole colpiscono il Brenta alla nostra sinistra e lo tingono di rosa e rosso mentre corriamo sulla neve per raggiungere il passo. Ci giriamo a guardare e la luna è esattamente dove previsto, e per qualche minuto ci godiamo la discesa finchè non si adagia nella Bocca per poi sparire e lasciare il posto al sole.
 
 

 
 
Guardiamo l’orologio, e sono appena le otto e qualche minuto. Non abbiamo fretta di scendere, e ci sediamo a mangiare pane e formaggio mentre il sole sale. Facciamo in tempo a vedere gli altri due appartenenti alla spedizione lanciarsi con il parapendio, le vele colorate che si gonfiano da dietro una cresta e sono già sotto di noi che volteggiano verso il fondovalle. A forse 100 metri da noi, sbucano un paio di camosci che Zama prontamente mette in fuga abbaiando, e dietro di loro un intero branco. In pochi secondi stanno correndo tra le rocce e li perdiamo. Diamo un’ ultima occhiata dalla cima al sole che sbuca all’orizzonte e cominciamo la discesa.
 
 

 
 

A presto montagne!