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Sono ormai alcuni anni che regolarmente, con l’avvicinarsi della stagione estiva, aspetto l’uscita del programma annuale dei Suoni delle Dolomiti, e regolarmente rimango deluso perché gli eventi sono generalmente troppo lontani, o nel week-end: impossibile prendere giorno libero!
 
 

Immaginate quindi che piacevole sorpresa quando, ritirato fresco fresco il programma 2017 in APT, vedo non solo un evento vicinissimo a me, ma anche infrasettimanale. Rifugio Pedrotti, ci rivedremo di nuovo dopo tutti questi anni!

 
 
Qualche giorno prima della partenza cominciamo ad organizzarci, e per evitare sentieri sovraffollati e di cuocere sotto il sole, in cinque decidiamo di salire in quota già la sera prima, e di fermarci a dormire poco sopra il vecchio Rifugio Massodi, circa 400 metri e quaranta e minuti di cammino sotto al Rifugio Pedrotti.
 
 
Arrivati al “laghetti”, seguiamo le tracce della stradina costruita per tirare il cavo di prova della funivia che avrebbe dovuto collegare Campiglio con Molveno, cavo che ancora giace semisepolto da rocce e erba, e montiamo le tende in un verde avvallamento; sopra le nostre teste, torreggia imponente la cresta del Monte Daino. Due camosci ci osservano lavorare da lontano, poi guizzano più in alto tra le rocce.
 
 
Riusciamo a vedere gli ultimi raggi di sole dipingere di un rosso acceso le cime più alte, e creare giochi di luce con la foschia che si insinua fra esse; da così vicino, è uno spettacolo. Intorno a noi, il silenzio è interrotto solo da un vento leggero, e piazzato il fornelletto da campeggio ci apprestiamo a preparare la cena. Risotto pronto. A 2100 metri. Sarà stata la fame, o il vino che qualcuno ha ben deciso di portare, ma sembrava proprio buono!
 
 

Le luci del rifugio viste dai “laghetti”

 
 
Dal basso, nella notte, riusciamo a intravedere le luci del Rifugio che brillano lontane sopra di noi. Noi ci godiamo lo spettacolo del cielo notturno, ma presto la stanchezza e lo stomaco pieno si fanno sentire, e ci ritiriamo nelle nostre tende, al caldo nei sacchi a pelo.
 
 
Nonostante il terreno accidentato, riusciamo più o meno a prendere sonno, e la notte passa veloce. Ci alziamo ovviamente per vedere l’alba, poco prima delle sei, e lo spettacolo non ci fa rimpiangere il sonno perduto. Dietro di noi, che guardiamo le montagne aspettando l’enrosadira, il sole fa piano piano capolino all’orizzonte, e poi colpisce le cime e ci regala questo spettacolo.
 
 

 
 
Seduti o in piedi, lasciamo che il sole faccia il suo lavoro sorseggiando un caffè bollente, cortesia del nostro fido fornelletto e della buonanima che ha pensato di portare una moka (grazie Fil & Tiz!). Mentre il sole lentamente sale e illumina i prati e le rocce intorno a noi, iniziamo a smontare le tende per poi prepararci una colazione vera e propria.
 
 
Sono quasi le sette, e abbiamo ancora qualche ora prima di dover affrontare l’ultimo tratto di salita, e decidiamo di fare una piccola escursione: percorrendo uno stretto sentiero che attraversa un “ghiaione”, in circa mezz’ora raggiungiamo il Cresole, con i suoi prati a picco e una vista spettacolare su Molveno ed il lago. Siamo abbastanza fortunati da vedere camosci e caprioli che brucano tranquilli, ma che sfortunatamente si tengono a debita distanza.
 
 

 
 
Quando l’orologio indica le dieci, ritorniamo verso il campo, e zaini in spalla ci portiamo in località “laghetti” ad aspettare alcuni amici che stanno salendo dal paese. Insieme affrontiamo l’ultimo tratto di salita, la più ingannevole. Il Rifugio è in bella vista per tutto il tempo, e alzando lo sguardo sembra di essere sempre “quasi arrivati”. Per fortuna, il sentiero sale ripido abbracciando la montagna e guadagniamo rapidamente altitudine.
 
 
Quando infine si arriva sulla spianata di roccia di fronte al rifugio, la soddisfazione è palpabile, misurabile quasi dal leggero pulsare dei muscoli delle gambe e dalle gocce di sudore che imperlano la fronte. La vista è magnifica: seminascosta dietro il rifugio, si intravede vicina la Bocca di Brenta; di fronte, si staglia contro il cielo il Croz del Rifugio, e sotto di noi la valle e il sentiero appena percorso.
Direi che una birra ce la siamo meritata, e abbiamo tempo prima dell’inizio del concerto!
 
 
Riposati e rinfrescati, ci spostiamo di qualche centinaio di metri in un anfiteatro naturale, e prendiamo posto sui pendii. Pochi minuti, e le prime note cominciano a risuonare tra le guglie del Gruppo di Brenta. Il violino di Carmignola si accompagna al liuto di Jadran Duncumb, e noi ci lasciamo avvolgere dalla musica e dalla vista delle vette. Sole, cielo azzurrissimo, il verde dei prati rotto dalle rocce bianche, e musica; non si poteva chiedere di meglio per cominaciare agosto con la giusta carica!
 
 

sulla via del ritorno

 
 
Come per tutte le giornate, anche questa si avvia al termine. Decidiamo di propiziare la partenza con un altra rinfrescante birra, e cominciamo la discesa. Passo dopo passo, ripercorriamo il sentiero che ci riporta prima al Rifugio Massodi, poi al Selvata (dove è obbligatoria un’ulteriore sosta birra), e infine al Rifugio Croz dove il nostro gruppo si divide. Alcuni proseguono per Pradel e poi Andalo, e in due scendiamo invece verso Molveno, e poi a casa.
Stanchi, ma felicissimi della giornata appena trascorsa, ci salutiamo programmando la prossima escursione!
 
 

A presto montagne!